Lettere e Opinioni
1 Ottobre 2026

Bonaccini e il suo Pd Cosa c’entra la sinistra?

Elio Limberti

Egregio Direttore,

ho letto con molto piacere la dotta lettera del dott. De Marchi pubblicata sul Corriere del 18 u.s. e mi è stato impossibile trattenere un sorriso per l’arguzia della sua eloquenza. Per cui ho preso il calamaio e la penna per argomentare sullo spinoso tema sollevato dal sinistro Bonaccini: la destra è ignorante e la sinistra è colta? Devo premettere, per onestà, due punti: a) mi è impossibile ritenere il sig. Bonaccini un esponente della sinistra e, personalmente, b) sono convinto che quella stramba asserzione contenga una parte di verità.

Cerco ora di spiegarmi meglio. Il sig. Bonaccini, come buona parte del suo partito (il PD), è furente sostenitore del libero mercato; è convinto che il futuro dell’Italia e dell’Europa stia nell’armarsi e sconfiggere il nefando orso russo; sempre il suo partito è stato la testa d’ariete nella distruzione dei diritti del lavoro, furbescamente contrapposti ai più liberali diritti civili. Al di là della vulgata mediatica, è davvero possibile considerare il PD un partito di sinistra?

Senza voler offendere nessuno, penso sia incontrovertibile che la destra sia l’espressione politica dell’egoismo sociale (difesa arroccata contro le paure e la povertà) e la sinistra debba essere sinonimo della solidarietà. Altrimenti non si spiega come e perché debbano esistere una destra e una sinistra. Peccato che una buona parte della pretesa sinistra sia composta da persone che sostengono i principi della destra.

De Marchi giustamente parte dalla propria esperienza personale e fa riferimento, quasi a mo’ d’esempio, al trascorso Partito Liberale Italiano per illustrare la destra attuale. Mi permetta, sig. De Marchi: davvero lei pensa che il PLI sia in qualche modo equivalente alla destra attuale? Sono certo che Lei stesso creda ben poco alla sua asserzione: come poter affiancare agli esponenti storici del PLI (Croce, Einaudi, Malagodi, Zanone, Biondi ed altri) figure come Berlusconi, Tajani, Meloni, Brunetta, Vannacci, Scaloja, Dell’Utri, Salvini, Crosetto, Lollobrigida, La Russa, Sangiuliano, Giuli e altri che per pietà patriottica taccio.

Il PLI era un piccolo partito della destra che oggi chiameremmo illuminata i cui esponenti sapevano esprimersi in italiano corretto, avevano una visione politica complessiva e mai si sarebbero sognati di pronunciare una frase come “La cultura non dà da mangiare” o sostenere di non sapere d’essere proprietari di un appartamento con vista sul Colosseo o, ancora, di trovarsi in un teatro di guerra a loro insaputa e sotto il fuoco dei propri alleati, benché ministro della Difesa del proprio Paese.

Concordo con De Marchi, invece, sul cenno del PCI quale partito di sinistra radicato nei territori, in particolare nelle “barriere” e nelle periferie industriali ma questo richiede un’analisi che qui non può trovare spazio e che meriterebbe seri approfondimenti.

Per citare da parte mia Karl Marx, nome che viene nominato più volte nella lettera, ricordo solo il suo concetto di “alienazione”, chiave che, assieme ad altri fattori ben più materiali, permetterebbe di mettere sotto una diversa luce la storica migranza di voti dal PCI alla destra populista che certamente c’è stata.

Tornando infine alla damnata quaestio del triste Bonaccini, penso che la risposta si possa trovare solo nei pregiudizi che le diverse parti vorranno curare. Non credo la si possa risolvere come un torneo di calcio e contare i goals di un campionato di politici mediocri che fanno della mediocrità il loro vanto.

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